“Nel corso della mia esperienza di produttrice e autrice di programmi d’arte per la Rai, ho incontrato tante donne che lavorano nella cultura e abitano un’altra Italia, quella che non fa né clamore né notizia e non trova spazio né in Tv né sulle prime pagine dei giornali. 

Un universo creativo femminile che persegue con tenacia la propria vocazione comunicativa e che nutre, con azioni e parole, un pubblico numeroso e appassionato, forse stanco della ripetizione mediatica di formule e linguaggi svuotati di senso.

All’emersione di alcune di queste esperienze è dedicato un film documentario che, per la prima volta, stabilisce una relazione tra il posto che la cultura occupa nel nostro Paese e quello che le donne occupano nella cultura.

Clandestine è un film su una meravigliosa invisibilità.”

Maria Paola Orlandini


Clandestine è la prima catalogazione affettiva del lavoro culturale.


Clandestine è la prima catalogazione affettiva del lavoro culturale.

Un censimento emotivo che comincia da otto donne che, in ambiti diversi, esprimono la propria creatività accompagnandola con gesti e pensieri di armonia.

Sono sempre di più, oggi, le donne che lavorano nel campo della cultura: pittrici, scrittrici, fotografe, soprintendenti, danzatrici, registe, poetesse, archeologhe… Tutte scontano quotidianamente la cronica mancanza di risorse e la colpevole disattenzione dell’opinione pubblica e della politica nei confronti del settore potenzialmente più innovativo del paese.

Perché sono tanto pazienti? Dobbiamo ancora richiamare quelle doti di dedizione e di invisibilità, tradizionalmente attribuite al lavoro femminile? Fare appello a quella antica, “naturale” propensione al lavoro di cura, appartato e tenace?

I tempi cambiano velocemente e le sfide del novecento, come i suoi linguaggi, appaiono datati.  La situazione economica e sociale, non solo del nostro paese, e le sfide epocali che le nuove immigrazioni ci propongono, stanno ribaltando il valore di quelle caratteristiche, femminili per definizione, nell’unico serio strumento di misurazione del cambiamento sociale, nell’unica possibile, autentica, prospettiva rivoluzionaria. Si tratta dunque di assumere la cura e la mitezza come valori di riferimento per una nuova umanità.  Le nostre “Clandestine” raccontano come il lavoro culturale diventa attività etica.

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