Il progetto

Clandestine


L’altra Italia dell’arte

PREMESSA

Solo un anno fa le italiane e gli italiani hanno avuto l’occasione di ricordare un anniversario dal significato rilevante per definire compiuta la democrazia, e orientata verso la modernità e l’inclusione, la società italiana.

Il diritto di voto alle donne, da settant’anni, è misura della maturità della Nazione.

Le elettrici accorse alle urne, in quel 1946, furono l’89 per cento delle aventi diritto e non c’è dubbio che il loro esercizio di voto segnò un prima e un dopo nella storia non solo politica ma anche culturale del Paese.

Quella responsabilità diretta che aveva visto molte di loro contribuire in prima persona, attraverso la resistenza e la lotta partigiana, al cammino della liberazione, e che portò alcune di loro alla Costituente e in Parlamento, per la prima volta si estendeva a tutte le altre donne che, seppure lontane dall’impegno personale, vedevano riconosciuta dallo Stato la legittimità della propria opinione, al pari di quella dei loro mariti, padri, fratelli.

Quanto per le donne sia faticoso e lungo il viaggio verso l’autostima lo testimonia il fatto che anche intellettuali e scrittrici non nascosero il tremore che la solennità del momento provocava; qualcuna temendo perfino di rendere nullo il voto, complice una qualche svista fatale.

Fu il caso di Lucia Lopresti, in arte Anna Banti, scrittrice, critica d’arte, traduttrice, che Mario Martone, con la versione cinematografica del romanzo “Noi credevamo”, ha fatto riemergere dalla nebbia che ne avvolgeva l’opera; quella che ancora oggi cela, ai più, le pubblicazioni di Alba De Cespedes, scrittrice e partigiana, a buon diritto citata, proprio con la Banti, nella prova scritta dell’ultimo esame di maturità.

Più famose come mogli di, sorelle di, figlie di, le artiste sono ancora a metà del guado che dovrebbe depositarle sulla riva di un pieno riconoscimento professionale e sociale.  Ancora oggi, se scoppia “il caso” Elena Ferrante, si vorrebbe fossero i legami familiari della scrittrice a definirne l’identità.

Tutta la storia del Novecento artistico è intrisa di un ambiguo apprezzamento del valore delle donne che sul versante, ad esempio, delle quotazioni delle loro opere, hanno scontato un’incrollabile disparità.

Titina Maselli o Antonietta Raphael o Carla Accardi  difficilmente hanno potuto competere con i loro coevi colleghi; Dolores Prato aspetta ancora quel riconoscimento internazionale che i suoi romanzi meriterebbero; chi è Giannina Censi? maestra della danza al tempo dei futuristi; Palma Bucarelli, la più grande direttrice di museo che l’Italia vanti al mondo ma anche eroica conservatrice delle opere d’arte della GNAM contro l’invasore nazista, è tutt’oggi sconosciuta al grande pubblico e, soprattutto, ai più giovani.

Corollario di questa diffusa dimenticanza, gli onori troppo tardi tributati alle artiste, come se fosse la morte a renderle degne di celebrazione; caso esemplare l’idolatria per la poetessa Alda Merini, in vita, trascurata e perfino derisa.

La cultura italiana è percorsa dai fantasmi di molte clandestine.

Potrebbe essere proprio questo, nella storica occasione dei 70 anni dal voto, il momento per riflettere sulla presenza significativa delle donne nell’arte e nella cultura; per renderne visibili idee e talenti; per offrire alle nuove generazioni esempi di passione e determinazione; per esaltare, attraverso la creatività, l’identità di genere, costruendo certezze e valori che facciano muro contro la violenza.

Il Progetto


Il progetto Clandestine, rivolto alle giovani e ai giovani delle Scuole superiori e delle Università, intende promuovere una riflessione sulla produzione culturale delle donne e valorizzarne la creatività come antidoto personale e sociale alla discriminazione e all’abuso.

L’originalità del progetto risiede nello stabilire una connessione fra il crudo dato di cronaca della violenza di genere e l’esercizio della creatività, come precondizione per quella che Edmund Phelps definisce “flourishing”, la fioritura delle società e degli individui.

“Solo in una società fiorente, dove la creatività è un valore riconosciuto, vi sono le condizioni base per una vita soddisfacente; solo chi può appagare la propria curiosità e inventiva avrà pieno rispetto per se stesso e si sentirà a pieno titolo parte di una comunità”, scrive Salvatore Settis.

La creatività può essere un diritto.

Clandestine, l’altra Italia dell’arte è un progetto per la realizzazione di un film documentario e di laboratori didattici sulla creatività, nelle scuole e università.

 

Il film documentario

Il film documentario dal titolo Clandestine, della durata di 75 minuti, propone le esperienze di otto donne impegnate nel campo della cultura e dell’arte che sceglie di presentare con il linguaggio del quotidiano, raccontandone passioni, difficoltà, ambizioni, traguardi e sconfitte, attraverso una modalità narrativa di relazione che privilegia il dialogo e favorisce l’intimità.

Si incontreranno queste donne “all’opera”, nei loro campi di azione, e nel contesto familiare e sociale nel quale si muovono, cercando la matrice di una creatività che combatte ogni giorno per affermarsi.

Si partirà con Raffaella Formenti che realizza sculture ed installazioni costruite con la carta riciclata di colorate immagini pubblicitarie. Raffaella, che vive e lavora a Brescia, realizzerà, in esclusiva per Clandestine, l’opera “Il Golfo Mistico” nella cripta della Basilica di San Salvatore, all’interno del complesso di Santa Giulia. Questo making of costituirà il filo conduttore del documentario segnandone ritmi e passaggi.

Dalle note del Golfo Mistico della Formenti alle note di parole della “poetrice” di Firenze Rosaria Lo Russo, e alla sua voce composta, studiata, cerebrale, frutto di una profonda e meditata preparazione. Da anni impegnata come insegnante e traduttrice (ha tradotto testi, tra le altre, di Anne Sexton e Sylvia Plath) come poeta ha fatto della lettura ad alta voce lo stile di un’azione performativa che rompe i confini tra letteratura, drammaturgia, teatro, musica.

Attraverso una fotografia, datata primi Novecento, di Katharina Detzel abbracciata al suo fantoccio sessuato, si passerà all’incontro con Bianca Tosatti, la maggiore esperta italiana di Art Brut, l’arte del disagio mentale; ai margini del sistema dell’arte nasce anche la street art e Alice Pasquini, che dipinge muri in tutto il mondo ma che ha regalato a Roma una gran parte delle sue opere, ne confermerà  lo spirito trasgressivo, subito dopo l’incontro con la storica dell’arte Isabella Botti, e la sua Roma più “classica” della Galleria Borghese.

Dalle pietre di Roma agli scavi in Anatolia di Marcella Frangipane, archeologa presso l’Università La Sapienza di Roma che, da quarant’anni, scava nel cantiere di Arslantape, dove ha portato alla luce la prima città – stato della storia, datata IV millennio a.C. Proprio al confine fra Turchia e Armenia, per non dimenticare le donne sopravvissute al massacro degli Armeni, ha portato le sue performances Agnese Purgatorio, fotografa e performer pugliese, tra le primissime artiste a riflettere e interpretare il fenomeno delle immigrazioni; alla dialettica fra passato e presente è legata l’opera di Cristina Crespo, con i suoi “Teatrini dell’ibrida Immagine” come Achille Bonito Oliva ha definito i suoi quadri – sculture.

Pur tenendo conto della specificità di ciascuna testimonianza, molti saranno i temi di riflessione comune a partire da quella “necessità” del creare che è alla base di ogni urgenza espressiva.

Le attività nelle scuole

La seconda parte del progetto Clandestine, l’altra Italia dell’arte nasce con la proiezione del documentario nelle Scuole superiori, negli Istituti d’arte e nelle Università.

La proiezione sarà accompagnata da: appuntamenti con le otto protagoniste, aperti alle famiglie degli studenti e alla città; mostre di opere, foto e video che documentino l’attività delle otto protagoniste; riflessioni sul ruolo dell’artista nella società contemporanea, e sulla presenza femminile nel mercato nazionale ed internazionale; incontri seminariali sulla storia delle donne nell’arte italiana.

Anche questi eventi saranno lo strumento per avviare l’attività più propriamente didattica con la costituzione di laboratori di “parità sentimentale”, centrati sul tema della creatività, maschile e femminile.

Esprimere la propria creatività, fidarsi del proprio potenziale e apprezzarlo è premessa indispensabile contro ogni abuso morale, psicologico, fisico.

A questa attitudine vanno allenati ragazze e ragazzi perché sia condiviso il senso della propria unicità come barriera contro la violenza che sia esercitata contro se stessi o contro gli altri.

Il sito web

Sarà possibile seguire tutte le fasi del progetto in un sito web che raccoglierà materiali e testimonianze del back stage del documentario, interviste, pillole, ritratti, fotografie; analoga attenzione sarà dedicata alle presentazioni nelle scuole, ai laboratori e agli incontri.

Il sito si presenterà anche come luogo di catalogazione del lavoro delle artiste e come spazio per la presentazione e selezione di nuovi talenti emersi dal lavoro seminariale.

Clandestine è un progetto di Maria Paola Orlandini presentato dall’associazione The Making of. arte e comunicazione

prodotto dalla società Flow Up in collaborazione con la Fondazione ASM gruppo a2a di Brescia.