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I Percorsi Espositivi

I Percorsi Espositivi

Progettazione e curatela
Claudia Ferrini

L’obiettivo della mostra è consolidare affezioni e legami nutrienti, duraturi, stimolanti con chi vorrà entrare in relazione con loro, innescando processi di rigenerazione che dal singolo spaziano fino alla collettività. Anche il progetto-mostra, infatti, intreccia le storie delle sue protagoniste con il più ampio contesto dei valori di riferimento della società attuale, di conseguenza con le stigmate di una società liquida, in esondazione.

I legami che spesso diventano sfuggevoli connessioni, le vite precarie, lo spleen scaturito dal latente senso dell’effimero, le rivoluzioni in atto nei nostri modi di comunicare, la diffidenza verso gli altri – minacce che sottraggono (anche l’aria) piuttosto che arricchire: disconnettersi sembra una soluzione, farsi amici offline richiede sempre più impegno, soprattutto se questi amici siamo noi stessi.

La mostra è un invito a riflettere sul tema della costruzione della propria identità, la difesa, la valorizzazione della stessa attraverso un incontro intimo e sentimentale con personaggi esemplari, muse ispiratrici che hanno saputo tenere fede a ogni sussurro della propria anima.

È l’opportunità per immaginare un possibile racconto di noi stessi. Quali parole, quali verbi, quali simboli sceglieremmo per descriverci? Come scandagliare con cura la nostra personalità, il nostro vissuto, le nostre passioni? Come tentare di trasgredire a quanto non ci soddisfa, come individui e come artefici di una dimensione collettiva? Come impostare e coltivare relazioni davvero nutrienti?

Clandestine – la mostra rivendica istanze tutte legate alla liberà di espressione e alla comprensione profonda della propria e dell’altrui identità. È un inno agli individui liberi, coraggiosi e consapevoli che sanno, o almeno provano, ad autodeterminarsi. Che si avvalgono dell’esercizio della creatività, della cultura, del pensiero laterale e del senso critico per affrontare la quotidianità, per comprendersi e offrirsi agli altri, per fare amicizie, per tessere legami.

Per questo, la chiave intimistica ed emotiva proposta è la via privilegiata per accendere connessioni profonde con le otto donne e con la propria emotività. Per riscoprire l’urgenza espressiva, le sorprendenti passioni che animano ciascuno di noi. Per restituire il senso duttile e variopinto della creatività e della sua efficacia nel quotidiano, la concretezza del suo farsi ed essere vita, pratica, verità, relazione.

L’espediente narrativo che dà ritmo alla composizione della mostra è la scatola, che chiameremo wunderkammer come quelle “stanze delle meraviglie” in cui si raccoglievano oggetti sorprendenti, particolari e preziosi di ogni sorta.

Il tema della scatola rispecchia una certa tensione al raccoglimento: è lo spazio intimo e accogliente dove è possibile incontrare le otto donne. A ciascuna di loro, per l’occasione, è stato chiesto di selezionare l’ essenziale, l’invisibile, e di farsi tanto piccina da riuscire a rannicchiarsi in un piccolo spazio dell’infinito. Di farsi trovare lì.

L’ispirazione scaturisce dalla Boîte en-valise di Marcel Duchamp, una valigia di pelle contenente copie in miniatura, riproduzioni a colori e fotografie di tutte le opere realizzate dall’artista.

La forma di una scatola e le intenzioni di un diario personale, di una valigia, di un autoritratto, di un manifesto poetico: ogni wunderkammer realizzata dalle clandestine è uno scrigno, unico per forma e contenuto. Può contenere oggetti personali preziosissimi, strumenti del mestiere, parole, voci, memorie, ciarpame domestico. Frammenti di passioni, ossessioni e opere – intese come azioni – tra le quali si può avvertire un’ineluttabile e intima correlazione.

Ogni scatola chiede di essere aperta, scoperchiata, frugata. Suggerisce il senso della naturalezza con cui è possibile trasferire le proprie esperienze. Ci ricorda di essere viaggiatori, ambasciatori di valori raccolti, di identità comprese e quindi accolte.